Van Cleef & Arpels: le collezioni passate alla storia e i nuovi gioielli

A una donna per essere perfetta in ogni occasione basta una coda di cavallo e un filo di perle” ha sempre sostenuto Valentino Garavani. Lo stilista si riferisce alle “figlie della terra”, le perle d’acqua salata che si tramandano di madre in figlia perché simbolo di purezza e amore. Si diceva, infatti, che Afrodite fosse nata dal mare, nuda con un solo filo di perle intorno al collo. Interi popoli hanno poi attribuito a esse particolari significati e poteri: le prime testimonianze ci giungono dall’Egitto dove il popolo indigeno era solito usarle polverizzate come medicamenti oppure per dipingersi il volto. Non a caso è da qui, dall’Egitto, che negli anni Venti Van Cleef & Arpels partì per creare gioielli che avessero come protagoniste perle d’oro.

All’epoca si utilizzava un filo metallico sottile e testurizzato per bordare le pietre e i motivi di alcuni gioielli, una tecnica di incastonatura ottenuta sollevando il metallo prezioso e in seguito avvolgendolo a sfera con un apposito utensile. A partire dal 1948 le perle in oro giallo compongono collane, orecchini, bracciali e orologi della collezione Couscous, nata in seguito a un viaggio in Marocco della famiglia Arpels. Durante gli anni ‘60, mentre i gioielli Twist abbinano perle d’oro e sfere di pietre dure o di corallo, le creazioni Alhambra si cingono di un elegante bordo perlato.

Questa primaria fonte di ispirazione è ancora oggi l’anima di molte nuove linee della maison come gli anelli combinabili Perlée, ideali per una donna gioiosa, delicata e femminile e perfetti da abbinare ai gioielli Alhambra. Dalla selezione dei materiali alla minuziosa lucidatura dell’oro (bianco, giallo e rosa), il savoir-faire degli artigiani Van Cleef & Arpels si esprime mediante un susseguirsi di rigorosi gesti eseguiti pazientemente a mano. Le perle che compongono gli anelli vengono lavorate una ad una da un lucidatore che dona loro un aspetto scintillante, sempre rispettando la gradazione fra le varie dimensioni. Le pietre dure, collocate nella parte superiore della nuova collezione disponibile in boutique, sono selezionate in base alle loro caratteristiche: le venature di malachite che evocano la vitalità della natura o i riflessi dell’occhio di tigre (la pietra che “vede tutto”) danno movimento al gioiello, mentre l’onice che rappresenta l’immortalità di Venere, la cornalina (simbolo di vita e felicità) e il turchese (in Europa donato come pegno di affetto) svelano tutta l’intensità dei loro colori.

Insomma parliamo di gioielli femminili, eleganti e raffinati, qualità sempre alla base delle creazioni Van Cleef & Arpels che hanno conquistato le donne più belle e potenti del mondo: da Marlene Dietrich e Elizabeth Taylor a Grace e Charlene di Monaco, da Ava Gardner e Maria Callas alla principessa Fawzia d’Egitto, la regina Sirikit di Thailandia e la principessa Soraya dell’Iran. Valgano due esempi. Nel 1955 il Principato di Monaco chiese alla maison un set di nozze di perle per la futura principessa Grace composto da una collana a tre fili, un bracciale, orecchini e un anello con perle naturali e diamanti montanti su platino. I gioielli furuno talmente apprezzati che tre mesi dopo Van Cleef & Arpels fu nominato Fornitore Ufficiale del Principato.

Infine una delle più spettacolari creazioni d’avanguardia è la collana Zip, capolavoro d’ingegneria e design. E’ stata la Duchessa di Windsor, nel 1938, a suggerire al direttore artistico Renée Puissant un gioiello ispirato al sistema di chiusura delle giacche da aviatore e delle uniformi dei marinai, prima di essere fatta propria dal mondo della moda (1930). La Zip, creata nel 1951, è uno dei primi gioielli trasformabili e flessibili, quindi personalizzabili, potendo essere indossata come collana o bracciale. La fortuna di questo capolavoro ha portato Van Cleef & Arpels ha realizzare altri trasformabili come l’uccello dalle ali-orecchini e dalla coda-spilla.

articolo scritto in esclusiva per Il Giornale

Margherita Tizzi

In questi ultimi anni all’arrembaggio l’amore di Margherita per il giornalismo embedded è cresciuto e maturato. Resta il suo sogno – accanto a quello (nel cassetto) di diventare una maestra di sci e di trasformare l’Italia in un paese consapevole dei tesori che conserva. E’ il babbo pittore, infatti, che le ha trasmesso l’amore incondizionato per l’arte e il design...

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