La storia di Mandarina Duck e dello zaino Utility

Utility nasce nel 1977. È uno zaino coloratissimo dal tag in alluminio (oggi personalizzabile) realizzato da Mandarina Duck in cotone plastificato, resistente e leggero, che ha rivoluzionato e sdrammatizzato il mercato degli accessori italiani. Chi dei vostri genitori non lo aveva?

Il successo di Mandarina Duck nasce sulle orme dell’azienda Plastimoda (1968) di Paolo Trento e Pietro Mannato, fabbrica bolognese specializzata nella produzione di materie plastiche e prodotti industriali termosaldati. La svolta avviene quando i due fondatori osservano, a una fiera in Germania, delle borse realizzate in plastica. Decidono così di produrre degli zainetti dalle policromie sensoriali, non più in pelle e non più monocromi. Una novità in Italia. Ecco Mandarina e il suo zaino Utility.

Funzionalità e colore, materiali innovativi e design originali, con la firma di architetti quali De Lucchi e Angelo Micheli, tra gli altri, hanno portato ad altri traguardi: nel 1980, viene lanciata la linea Tank, dalla primizia tecnologica. Nel 1988, nasce Hera, la prima collezione in pelle, luminosa e di design. La continua ricerca di materiali innovativi, resistenti e cangianti, ha dato i suoi frutti con MD20 (1989), ancora oggi gioiello del brand, Mitrix, miscela di filati diversi ad alta resa di colore con fili riflettenti ed impermeabili, e Fiberduck, un TNT a fibra leggera originariamente impiegato nel mondo dell’automobile ed elaborato con uno speciale trattamento brevettato per rendere il tessuto leggero, resistente e ripiegabile come una pergamena. Infine, nel 2017 arriva Popsicle, trolley trasparente che lascia intravedere i moduli interni, proposto in varie forme e misure.

Ma dove nasce il nome Mandarina Duck?

L’anatra asiatica “mandarina” ha un piumaggio colorato, è una viaggiatrice instancabile, ed è monogama e fedele nel tempo. Per questi motivi è stata scelta come emblema del marchio.

Oggi Mandarina Duck fa parte del gruppo coreano E-Land.

Margherita Tizzi

In questi ultimi anni all’arrembaggio l’amore di Margherita per il giornalismo embedded è cresciuto e maturato. Resta il suo sogno – accanto a quello (nel cassetto) di diventare una maestra di sci e di trasformare l’Italia in un paese consapevole dei tesori che conserva. E’ il babbo pittore, infatti, che le ha trasmesso l’amore incondizionato per l’arte e il design...

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