Le serie tv “femministe” da non perdere

Chi l’ha detto che il femminismo è morto? Certo, non siamo più negli anni ‘60, ma ancora oggi le problematiche di genere premono in vari modi sulla società, generando movimenti e rivendicazioni per la parità tra sessi. Hanno acquisito forme e motivazioni differenti nel tempo (basti pensare che esistono un femminismo nero e uno accademico, passando per quello per l’emancipazione sessuale), eppure le donne continuano a far sentire la loro voce, anche attraverso uno dei mezzi più potenti: la televisione. Ecco allora cinque tra le migliori serie tv degli ultimi tempi, che in diversi modi portano l’attenzione sulla condizione femminile, dal passato al futuro.

The Handmaid’s Tale (2017)

E’ appena arrivata in Italia la prima stagione della serie basata sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood, che ha riscosso un successo enorme negli Usa. La trama? Nella società distopica di Gilead, l’inquinamento ambientale ha reso la maggior parte delle donne sterili. Mentre un regime misogino ed estremista al potere auspica un ritorno ai valori tradizionali della società, schiavizzando le poche donne ancora fertili a fini riproduttivi e privandole della propria libertà, della propria famiglia e del proprio lavoro, la protagonista, Offred (Elisabeth Moss, la mitica Peggy Olson di Mad Men) si ribella alla prigionia per riabbracciare sua figlia.

handmaids tale

Las chicas del cable (2017)

Altrimenti nota come Le ragazze del centralino, questa serie tv spagnola ha debuttato su Netflix ad aprile e già prevede una seconda stagione a dicembre. La serie è ambientata nella Madrid del 1928 e racconta le vicende di quattro donne, Lidia, Carlota, Ángeles e María Inmaculada detta Marga, assunte come operatrici per una delle prime grandi aziende nel Paese, la Compagnia dei Telefoni. Le protagoniste dovranno confrontarsi con le proprie vicissitudini personali e familiari, ma più di tutto con una società che non riconosce loro alcuna indipendenza, combattendo per poter affermare i loro diritti.

Good girls revolt (2016)

Parliamo ancora di Mad Men, ma solo perché questa serie, lanciata l’anno scorso da Amazon, ne sarebbe la naturale prosecuzione, nel momento in cui le donne decidessero di ribellarsi alle discriminazioni maschili. Stavolta, invece che un’agenzia pubblicitaria, il palcoscenico è la redazione della rivista Newsweek (chiamata News of the Week nella serie), dove le impiegate, alla fine degli anni Sessanta, arrivarono a intentare causa contro i loro capi per avere pari opportunità sul posto di lavoro.

good girls revolt

Fleabag (2016)

Di produzione BBC e ambientata a Londra, Fleabag racconta di una trentenne alle prese con il lutto per aver perso la sua migliore amica, con cui aveva aperto un bar, con le difficoltà economiche, una famiglia disfunzionale e una frenetica vita sessuale e sentimentale. La serie è l’adattamento di un monologo teatrale portato in scena dalla protagonista, Phoebe Waller-Bridge, nel 2013, e tocca alcuni dei maggiori temi della vita della “donna qualunque” (infatti, non si viene mai a sapere il vero nome della ragazza), come sesso, famiglia, lavoro e femminismo, stilando un ritratto ironico e onesto di un’intera generazione tra i cortocircuiti della vita quotidiana in una grande metropoli.

fleabag

Insecure (2016)

Questa nuova serie della HBO esplora l’amicizia tra due giovani donne di colore, Issa e Molly, e le sfide che devono affrontare per essere felici, anche se in modi molto diversi. Issa, che lavora in una Ong, infatti, è alle prese con la scoperta di ciò – e chi – desidera realmente, mentre Molly è un avvocato di successo, ma con problemi a stringere una relazione duratura. Un racconto divertente e semplice, che pone l’accento sulle problematiche sociali e razziali con cui le due amiche devono scontrarsi quotidianamente.

ph Pinterest

Irene Dominioni

Cresciuta nella foresta di libri della sua casa milanese, Irene ha inseguito la passione per il giornalismo in Danimarca e in Olanda, grazie al master Erasmus Mundus Journalism, Media and Globalisation. Di nuovo a Milano, oggi collabora con pubblicazioni internazionali come Pandeia.eu e Orange Magazine, e si occupa di comunicazione, social media e organizzazione di eventi. Su Moda a Colazione scrive di cultura e viaggi.

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