Ethel Kennedy, storia di una donna e dei suoi segreti

Una vita da attivista e da moglie fedele da un lato, di mostri nascosti dall’altro. Ethel Kennedy, vedova di Robert Francis “BobbyKennedy, senatore e fratello del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, è una figura misteriosa e complessa almeno quanto il resto della sua famiglia. Nota per le sue battaglie per i diritti umani, ma anche per essere un’alcolista borderline e, si dice, spendacciona, quest’estate, a novant’anni, ha fatto notizia per il suo sciopero della fame contro Trump e le separazioni dei bambini dai loro genitori al confine tra Stati Uniti e Messico.

Ma chi è davvero Ethel Kennedy?

Nata Ethel Skakel, a Chicago, nel 1928, da una famiglia benestante di origini irlandesi e olandesi, era la sesta di sette figli. Cresciuta da cattolica a Greenwich, nel Connecticut, continuò gli studi al convento del Sacro Cuore di Manhattan, per poi approdare al Manhattanville College, dove strinse amicizia con Jean Kennedy, sorella del futuro marito.

Ethel era una ragazza competitiva – eccelleva nello sport, dall’equitazione alla vela – e il sangue irlandese la rendeva insofferente a qualsiasi regola. Quando vide Robert per la prima volta, durante una vacanza sugli sci al Mont Tremblant Resort in Quebec, nel dicembre 1945, ne rimase rapita. Lui, però, per due anni frequentò sua sorella Patricia. Nel frattempo, sotto l’influenza dei Kennedy, iniziò il suo attivismo politico: nel 1946, a soli diciassette anni, Ethel prese parte alla campagna elettorale per il congresso del futuro cognato Jack.

Conquistò e sposò Robert nel 1950, tra fiumi di champagne e seicento invitati. Insieme ebbero undici figli: Kathleen Hartington, Joseph Patrick II, Robert Francis, Jr., David Anthony, Mary Courtney, Michael LeMoyne, Mary Kerry, Christopher George, Matthew Maxwell Taylor, Douglas Harriman e Rory Elizabeth Katherine.

Quando Ethel rimase incinta per la quinta volta, John Kennedy vendette loro Hickory Hill, un’imponente magione in Virginia che occupava una superficie di 24000 metri quadrati, dove la donna organizzò feste a volontà, collezionando ospiti tra cui John Lennon e Rudolf Nureyev.

Il 22 novembre 1963 fu Ethel a rispondere al telefono e a passare al marito la chiamata che annunciava l’assassinio del presidente, del fratello. Robert affrontò un crollo nervoso da cui non si sarebbe mai più davvero ripreso. E, appena cinque anni dopo la morte di John, il 5 luglio 1968, Bobby fu ferito a morte da Sirhan Sirhan davanti all’Ambassador Hotel di Los Angeles: aveva appena finito di pronunciare il discorso per la vittoria delle primarie in California e Dakota del Sud.

Fu il momento peggiore per Ethel, che all’epoca era incinta della loro ultima figlia, Rory. Da quel momento, tra lei e l’odiata Jackie – continuate a leggere per scoprirne il motivo – iniziò un rapporto diverso, tragicamente vicino. Anche se Ethel, a differenza di Jackie, non si risposò mai più. Poco dopo la morte del marito, fondò il Centro Robert F. Kennedy per la giustizia e i diritti umani, una associazione no profit volta a realizzare il sogno del senatore di un mondo fatto di pace e giustizia. Tuttora l’organizzazione assegna premi annuali a giornalisti, scrittori e persone che hanno dato un contributo alla difesa dei diritti umani nel proprio paese. Vicina a Barack Obama, nel 2014, ricevette da lui stesso la medaglia presidenziale per la libertà.

Per saperne di più

La storia di Ethel Kennedy è raccontata nel documentario HBO che sua figlia Rory le ha dedicato nel 2012. Intitolato semplicemente Ethel, è un ritratto dei suoi ruoli di attivista, moglie e madre, prima e dopo la morte di RFK, dipinto attraverso interviste, immagini e video personali.

Tra le letture, invece, consiglio Bobby and Jackie: a love story di David Heymann, che indaga sulla relazione che, per quattro anni, Jacqueline Kennedy ebbe con il cognato dopo la morte del marito. Una storia che non trapelò mai, anche se tutti sapevano. Un legame vietato, ma profondo (si è detto che Robert fu l’unico uomo che Jackie abbia mai amato davvero), tant’è che pare che fu Jackie – e non Ethel – a ordinare ai medici di staccare la spina di Bobby. La moglie in tutto ciò? Sapeva che il marito era un infedele cronico, ma era cosciente che “non c’era mai stata traccia di monogamia nel clan Kennedy”.

Anche Vendetta: Bobby Kennedy Versus Jimmy Hoffa di James Neff mette in secondo piano Ethel. In particolare, il libro racconta la notte del 19 maggio 1962, quando Marilyn Monroe, davanti a un pubblico di 15000 persone radunate al Madison Square Garden di New York, cantò Happy birthday, Mr President a JFK. Quello che non tutti sanno, però, è che quella stessa sera, fu Robert a “inchiodare” Marilyn contro il muro. Ethel era presente e tornata a casa commentò: “la cosa più disgustosa che abbia mai visto”. Nemmeno a dirlo, la passione tra Bobby e l’attrice proseguì per i successivi tre mesi, finché, il 5 agosto 1962, all’età di 36 anni, lei non fu trovata morta in circostanze misteriose nella sua casa di Brentwood, in California.

Strettamente sulla figura di Ethel, infine, c’è The Other Mrs. Kennedy. Ethel Skakel Kennedy: An American Drama of Power, Privilege and Politics di Jerry Oppenheimer, la biografia più completa in circolazione; un libro basato su centinaia di interviste e anni di ricerca, alla scoperta di una donna determinata e  dalla grande influenza politica, ma con una storia familiare tragica.

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Irene Dominioni

Cresciuta nella foresta di libri della sua casa milanese, Irene ha inseguito la passione per il giornalismo in Danimarca e in Olanda, grazie al master Erasmus Mundus Journalism, Media and Globalisation. Di nuovo a Milano, oggi collabora con pubblicazioni internazionali come Pandeia.eu e Orange Magazine, e si occupa di comunicazione, social media e organizzazione di eventi. Su Moda a Colazione scrive di cultura e viaggi.

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