Da Anversa a Bruxelles, un viaggio alla scoperta dei Flemish Masters

Le Fiandre oggi. A partire da ieri, dall’arte di Pieter Paul Rubens, Pieter Bruegel il Vecchio e Jan van Eyck. Le Fiandre oggi, a partire dai Flemish Masters, perché, ammirandone in loco le opere più famose, se ne possa apprezzare al meglio la terra d’origine, spesso ritratta nelle stesse.

Ecco perché Flemish Masters 2018-2020, promosso da VisitFlanders, è un progetto triennale che punta a valorizzare le Fiandre attraverso il lavoro dei tre artisti citati. Questo è l’anno dedicato a Rubens e alla sua città, Anversa.

Anversa Barocca 2018. Rubens Inspires

Città portuale di origine medievale, Anversa è, dunque, tra le mete da visitare quest’anno. Classica e contemporanea, vi si respira aria barocca in ogni via, angolo, palazzo. Un’aria sorprendente ed esuberante.

Il nostro itinerario inizia dalla casa di Rubens, da lui acquistata e ristrutturata nel 1611. Pittore nonché architetto – Rubens ha scritto un libro sui palazzi di Genova, con incipit “Al benigno lettore…” – il maestro ornò la dimora con le più fastose forme del barocco fiammingo, tra cui un cortile d’onore chiuso da un arco trionfale al di là del quale si estende un giardino con statue; e qui abitò con la moglie e i figli fino alla morte (1640). Oggi la casa-museo custodisce diversi capolavori dell’artista, tra cui Autoritratto, appena restaurato, Il Massacro degli Innocenti e Adamo ed Eva, eccellenti esempi delle capacità di Rubens nel riproporre il nudo: “Dipingere una fanciulla è cosa simile a eseguire capriole con grande abbandono. È il più bel divertimento”.

Adamo ed Eva, in particolare, è un quadro che mostra lo stile pre-italiano del fiammingo, a differenza dei contrasti luminosi e caravaggeschi e delle figure michelangiolesche che si possono ammirare nella cattedrale di Nostra Signora, che in questo periodo ospita anche la mostra Riunione. Da Quinten Metsys a Peter Paul Rubens. Nella collezione permanente della chiesa, infatti, ci sono i trittici Elevazione della croce, Deposizione dalla croce e Resurrezione di Cristo (opera giovanile), e la pala d’altare Assunzione di Maria. E proprio Innalzamento della croce, realizzato dopo il viaggio di Rubens in Italia, mostra figure alla Michelangelo, che sembrano appena uscite da un percorso di fitness.

Tornando al talento architettonico di Rubens, vale una sosta anche la chiesa di San Carlo Borromeo, con la splendida facciata disegnata dal maestro: per questo è detta la “chiesa di Rubens” e per le 43 opere che custodiva – i 39 affreschi delle volte, eseguiti da Van Dyck e Rubens, andarono perduti nell’incendio del 1718.

Per un tour completo della città, non dimentichiamo: la casa-museo Snijders&Rockox, dove si possono ammirare sublimi nature morte fiamminghe e il quadro a tre mani di Rubens (putti), Snijders (frutta) e Jan Brueghel (fiori); la casa-museo del collezionista Fritz Mayer van den Bergh, con opere, tra gli altri, di Rubens, Daniel Seghers, specializzato nella pittura dei fiori, Jan Wildens, noto paesaggista, e di Cornelis de Vos, ritrattista di infanti; e, ancora, il Plantin-Moretus, casa dell’editore Christophe Plantin e del genero Jan Moretus, nonché sede della loro tipografia e primo museo al mondo ad essere riconosciuto patrimonio dell’Unesco. Fondata nel 16esimo secolo, la Plantin Press fu la casa editrice più prolifica d’Europa. Ancora oggi conserva i 2 torchi più antichi al mondo e le lettere che servivano per la stampa dei volumi, tra cui quelle da cui deriva il carattere Times New Roman. Una curiosità? Il secondo figlio di Moretus era compagno di classe di Rubens, cui chiese di ritrarre tutti i membri della famiglia (i quadri sono ancora appesi alle pareti).

Prima di lasciare Anversa, che ne dite di passeggiare alla ricerca di Murales Barocchi? Ebbene sì, la città è stata così in grado di far respirare la propria storia artistica, che i giovani l’hanno trasformata in street art. Tra i massimi esponenti troviamo Yvon Tordoir, cui è stato appena commissionato un lavoro niente meno che all’interno del Plantin-Moretus, proprio durante l’inaugurazione della mostra Baroque Book Design (fino al 6 gennaio 2019).

 

2019. Pieter Bruegel il Vecchio e Bruxelles

Conosciuta per la bellissima Grand-Place su cui si affaccia il municipio gotico del ‘400, dopo Anversa andiamo alla scoperta di una nuova Bruxelles, quella che, nel 2019, a 450 anni dalla sua morte, celebrerà Pieter Bruegel il Vecchio con una serie di mostre ed eventi legati al progetto Flemish Masters.

Poco si sa sulla vita del maestro, ma è certo che, nel 1563, si trasferì a Bruxelles, nell’odierno quartiere Sablon, nella casa di Rue Haute 132, all’epoca abitata da benestanti, quindi potenziali clienti. Nello stesso anno sposò Mayken Coecke, figlia di Pieter Coecke e Mayken Verhulst (tra le poche donne artiste dell’epoca), nella chiesa di Notre-Dame de la Chapelle, dove poi fu sepolto. Alla morte del padre, i due piccoli figli, Pieter (il Giovane) e Jan (il Vecchio), furono influenzati e aiutati dalla nonna materna a diventare artisti altrettanto eccellenti e famosi.

Tra le 40 opere di Pieter Bruegel il Vecchio arrivate fino a noi, senza contare i disegni e collezione di circa 90 stampe rare di alta qualità conservate nella Biblioteca Reale del Belgio, alcune sono gelosamente custodite nella sala 31 dei Musei Reali di Belle Arti, vedi Il censimento di Betlemme, La caduta degli angeli ribelli, dove sorprendentemente non c’è violenza ma movimento, e La caduta di Icaro, ispirato al detto fiammingo “L’aratro non si ferma qualunque cosa accada” e al paesaggio dello stretto di Messina, riferimento certo al viaggio di Bruegel in Italia.

Discepolo di Hieronymus Bosch e paesaggista sublime, l’artista sorprende per quelle scene di genere che sono un atto d’amore verso la sua terra e la sua gente. Scene ricchi di finezze che si possono scoprire nel dettaglio grazie a Bruegel. Unseen Masterpieces, un progetto che vede coinvolto il Google Cultural Institute: mostre virtuali, con fotografie di opere ad altissima risoluzione, sono visibili da casa, navigando sul sito www.google.com/culturalinstitute/bruegel, e in terminali interattivi sviluppati ad hoc per i Musei Reali di Belle Arti.

Così i dipinti prendono vita…

 

ph Margherita Tizzi

Margherita Tizzi

In questi ultimi anni all’arrembaggio l’amore di Margherita per il giornalismo embedded è cresciuto e maturato. Resta il suo sogno – accanto a quello (nel cassetto) di diventare una maestra di sci e di trasformare l’Italia in un paese consapevole dei tesori che conserva. E’ il babbo pittore, infatti, che le ha trasmesso l’amore incondizionato per l’arte e il design...

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