I chiodini Quercetti compiono 65 anni

I tempi cambiano, ma i giochi restano. Sì, ce ne sono alcuni che, pur essendo d’altri tempi, passano di generazione in generazione, facendo divertire e crescere in maniera sana e istruttiva. È il caso dei chiodini Quercetti, brevettati da Andrea Quercetti nel 1953, che, dunque, spengono 65 candeline.

1974, chiodini Quercetti

Ci avrete giocato sicuramente: sono quegli stecchini di plastica colorati con la capocchia a forma di fungo, da inserire su tavolette traforate per creare disegni colorati. Un modo per sviluppare la fantasia e acquisire una manualità che pochi giochi, soprattutto oggi, regalano. In questo senso, può essere utilizzato anche per aiutare i bambini con disturbi della motricità a incrementare una presa migliore, con ricadute positive sul grafismo e la scrittura. La conferma arriva dal dottor Andrea Biancardi, psicologo del bambino e della famiglia dell’università di Bologna, ma non solo. Gli effetti benefici del chiodino su diverse funzioni cognitive sono comprovati da uno studio sulla plasticità del cervello umano del dipartimento di Neurobiologia del Karolinska Institute di Stoccolma, in collaborazione con il Centre de Recherche en Neurosciences di Lione. È stato, infatti, registrato come l’allenamento della manualità impatti positivamente lo sviluppo delle abilità linguistiche, proprio perché agisce su diversi livelli di attenzione.

CoperCat 1982, chiodini Quercetti

STORIA e CURIOSITÀ

Il signor Quercetti, ex pilota col pallino dei giocattoli, ereditò e perfezionò l’idea dal Coloredo, il gioco di un’azienda francese che stava per chiudere i battenti. Acquistando il diritto esclusivo sulla produzione, pose le basi di quello che sarebbe diventato un successo internazionale. Che oggi, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, sta festeggiando un nuovo record di venditeLa produzione media annua dei chiodini è, infatti, esplosa negli ultimi anni: 1 miliardo e mezzo di pezzi fabbricati sia nel 2017 che nel 2018 (circa 4 milioni al giorno), numeri triplicati rispetto al 2014. Sarà pura affezione o il risultato di un’accurata strategia commerciale?

Chissà. Quel che è certo, è che i chiodini hanno attraversato diverse fasi di restyling, pur rimanendo fedeli alla loro funzione (e al loro fascino). A partire dal nome: negli anni ‘80 il Coloredo, nome commerciale del chiodino, venne ribattezzato con un più avveniristico Fantacolor, fino al Pixel Art per adulti, rimando all’omonima forma artistica del Pointillisme francese. Ed ecco l’interesse del mondo culturale: gli Uffizi di Firenze e il Museo Egizio di Torino hanno chiesto la creazione di linee dedicate, mentre la casa d’aste Bolaffi ha voluto un’edizione speciale di Pixel Art in onore del Penny Black, il primo francobollo della storia. In questo modo il chiodino – proposto in sette diversi diametri (dai 45 mm per i bambini più piccoli ai 4 mm per gli adulti) e 100% made in Italy – è arrivato ad abbracciare un target che va dai 9 ai 99 anni. 

Alessandro Quercetti negli anni ’70 di ritorno dalla Fiera del Giocattolo di Norimberga
Irene Dominioni

Cresciuta nella foresta di libri della sua casa milanese, Irene ha inseguito la passione per il giornalismo in Danimarca e in Olanda, grazie al master Erasmus Mundus Journalism, Media and Globalisation. Di nuovo a Milano, oggi collabora con pubblicazioni internazionali come Pandeia.eu e Orange Magazine, e si occupa di comunicazione, social media e organizzazione di eventi. Su Moda a Colazione scrive di cultura e viaggi.

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