Artieri dell’Alabastro, cent’anni di tradizione a Volterra

Volterra è una città di pietra. Una pietra giallo-grigia, arenaria, chiamata panchina, da cui, se si osserva con attenzione, spesso affiorano splendide conchiglie. Di pietra sono le strade, i palazzi e le mura, che, insieme, danno un’atmosfera austera e nobile al luogo.

Ma Volterra è pure nota per un’altra pietra, ben più raffinata e ambita: l’alabastro. Bianco come la pelle, in queste zone viene estratto da millenni e utilizzato nei modi più svariati. I primi ad utilizzare il minerale furono gli etruschi, anche se il nome è di origine egizia e sembra derivi dalla città di Alabastron, dove si fabbricavano piccoli vasi e anfore destinati a conservare i profumi.

Gli etruschi, invece, usavano l’alabastro per costruire sarcofagi e urne cinerarie, decorandoli con ricchi motivi, dall’immagine del defunto alle scene di vita quotidiana, dai viaggi nell’oltretomba ad episodi della mitologia greca. Questo grazie alla morbidezza della pietra che, al contrario del marmo, la rende ideale per lavori ricchi di dettagli e in scala ridotta. Dopo gli etruschi, i romani proseguirono l’utilizzo, che andò perso in epoca medievale e rinascimentale. Ma l’alabastro vide una rinascita nel 1600 quando, oltre ad opere artistiche, si iniziò a pensare a pezzi d’arredo.

L’alabastro, infatti, si trova in natura in due varietà: l’alabastro orientale di carbonato di calcio e quello gessoso di solfato di calcio idrato. Quest’ultimo è quello che si è formato nel periodo miocenico nei dintorni di Volterra, ovvero ben sei milioni di anni fa, in seguito al processo di sedimentazione e concentrazione del solfato di calcio contenuto nelle acque marine. Si presenta ad ovuli, ricoperti, nel sottosuolo, da uno strato di argilla. Ne esistono di diverse sfumature: trasparente, il più pregiato, marrone, grigio e bianco pallido. Gli etruschi prediligevano il primo, privo di impurità, che poi coloravano con sostanze minerali e, a volte, ricoprivano con sottili lamine d’oro. Questa particolare trasparenza è sfruttata ancora oggi per creare lampade e plafoniere.

Il duro lavoro (artistico) degli Artieri dell’Alabastro

La storica cooperativa Artieri dell’Alabastro porta avanti questa tradizione. Il nome è da attribuire a Gabriele D’Annunzio, che scrisse che gli artigiani di Volterra non erano né artisti, né semplici artigiani, bensì artieri, ovvero coloro che creano arte.

Nata nel 1895 per tutelare e salvaguardare il lavoro dell’artigiano, la cooperativa aiuta a commercializzare gli oggetti prodotti dai maestri. “Il nostro obiettivo è accontentare il cliente, qualsiasi idea ci proponga” dichiara la presidente Silvia Provvedi. Oggi l’organizzazione rappresenta 27 artigiani, anche se, racconta Provvedi, “stiamo cercando di favorire un ricambio generazionale, appoggiando i ragazzi che vogliono imparare il mestiere. E, infatti, un ventenne è appena entrato nel gruppo”. 

Pochi artieri, dunque, perché non è un lavoro semplice. Tutto inizia con l’estrazione di blocchi che variano da 15-20 kg fino a 30-40 quintali, un’escavazione che avviene a 200 metri di profondità. Inoltre, le cave di Volterra arrivano fino a Castellina Marittima, a 25 chilometri dalla città. “Una zona ricchissima”, insomma. La fase di lavorazione, invece, consiste in tornitura, ornato e scultura. Tutto svolto a mano con gli stessi attrezzi che trasformano il legno, e ogni oggetto prevede figure specializzate, tornitore, ornatista e scultore, appunto.

I risultati? Di tutto. Dalla piccola bigiotteria ad opere alte un metro e mezzo. Il pezzo forte? La figura del cavallo, scolpita nella forma più bianca e pregiata dell’alabastro. E si passa dalla scultura classica a quella moderna, fino a illuminazione e arredamento. Ciascun mercato, poi, ha richieste e gusti diversi: la cooperativa realizza il 90% del fatturato all’estero, inclusa la Corea. Un successo in parte dovuto ai viaggiatori dell’alabastro, che già nel ‘700 partivano con pesanti casse di legno alla volta di nuove destinazioni dove vendere la propria mercanzia. Agli artigiani della cooperativa, dunque, si commissionano molti importanti lavori internazionali, a volte in collaborazione con noti designer e architetti. 

Dove acquistare le opere in alabastro in Italia? Nel punto vendita di Volterra, in piazza dei Priori, dove si trova l’omonimo palazzo, il più antico tra i palazzi comunali della Toscana (1208). E numerosi sono i percorsi didattici offerti alle scolaresche, oltre ai corsi di scultura nei laboratori degli artigiani. Infine, se volete saperne di più su questa pietra, c’è l’Ecomuseo dell’Alabastro e il Museo di Archeologia commerciale. Interessanti reperti storici, tra cui diverse urne, si trovano anche al Museo Guarnacci, ma anche al Museo Archeologico di Firenze, ai Musei Vaticani e, all’estero, al Louvre di Parigi e al British Museum di Londra. Testimonianza della fama dell’alabastro, una delle più longeve eccellenze del made in Italy.

Ph. Pinterest, Facebook

Irene Dominioni

Cresciuta nella foresta di libri della sua casa milanese, Irene ha inseguito la passione per il giornalismo in Danimarca e in Olanda, grazie al master Erasmus Mundus Journalism, Media and Globalisation. Di nuovo a Milano, oggi collabora con pubblicazioni internazionali come Pandeia.eu e Orange Magazine, e si occupa di comunicazione, social media e organizzazione di eventi. Su Moda a Colazione scrive di cultura e viaggi.

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